Dark side

Questa storia che riguarda Minami Mineghishi, un membro delle AKB48 gruppo jpop (qui il video), insieme a questa che riguarda l’allenatore della nazionale femminile di Judo, sono una foto niente male di quello che puo’ essere il Giappone dietro le quinte, mentre ci godiamo i cartoni animati, mangiamo il sushi e ci meravigliamo della loro gentilezza.

Dunque una ragazzina infrange una delle clausole che regola la sua vita, dettata dal management del gruppo di cui fa parte, e si ritrova a chiedere scusa davanti a una telecamera, con i capelli rasati. Nel 2013.

Ora chi sbaglia paga, e’ giusto. Magari pero’ bastava cacciarla dal gruppo, senza mettere in piedi una scena che mi ricorda quello che succedeva durante la guerra alle donne che venivano accusate di essere contro il regime in carica/spie/collaborazioniste/partigiane etc.

Un’allenatore massacra le atlete della squadra olimpica di Judo, in maniere sistematica, fino a quando le ragazze (a Olimpiadi ben concluse…), non lo denunciano in gruppo. A questo punto il Comitato Olimpico commenta: “In effetti ha sbagliato, ci auguriamo che non ripeta piu’ l’errore”. Qualcuno con un po’ di sale in zucca deve avergli fatto notare che non fanno una bella figura, specie in vista dell’assegnazione delle Olimpiadi del 2020 (a settembre di quest’anno), per la quale Tokyo concorre in maniera molto decisa. E infatti meno di 24 ore dopo arrivano le dimissioni del coach.

Due rapide considerazioni: la prima e’ che forse sarebbe il caso di essere un po’ piu’ equilibrati, visto si passa dalla gogna al “cattivone, non farlo piu’ “, con una facilita’ disarmante, in due business molto popolari, musica pop e sport.

La seconda e’ che ormai non mi sorprendo piu’ quando leggo di ragazzini che si ammazzano a causa del bullismo, o di impiegati che si suicidano travolti da sensi di colpa (magari inesistenti).

La regola del Senpai (lo studente della classe superiore a te, il fratello maggiore, il collega piu’ anziano etc.) come guida quasi infallibile, che si prende la responsabilita’ di formarti e di crescerti ma che, allo stesso tempo, decide per te e non accetta che la sua parola (leggi ordine), venga messo in discussione, ha anche questi effetti collaterali.

Un prezzo che questo paese non sembra considerare eccessivamente alto.


Buon anno alla polizia

Il 31 dicembre 2011 verso le 11.30 di sera, Makoto Hirata, uno dei ricercati per l’attentato alla metropolitana di Tokyo con il gas sarin del 1995, si e’ presentato in un ufficio di polizia per costituirsi. Nonostante la sua faccia sia su tutti i manifesti dei principali criminali appesi in ogni stazione, i poliziotti non gli hanno creduto e, pensando a uno scherzo, come risposta gli e’ stato detto di rivolgersi ad un altro posto di pubblica sicurezza. Hirata non si e’ perso d’animo e dopo aver camminato per circa un chilometro, e’ entrato in un secondo ufficio, dove si e’ ripetuta la stessa scena. A questo punto e’ andato in una terza caserma dove finalmente e’ stato arrestato. Ha detto di essere arrivato da Osaki, passando per Shinagawa (una delle stazioni piu’ grandi e trafficate) e che nei giorni scorsi aveva anche chiamato il numero di telefono che la polizia ha dedicato appositamente per raccogliere le segnalazioni sul caso, senza pero’ sortire alcun effetto.

Pare che abbia preso la decisione di costituirsi dopo aver visto le immagini della devastazione dello scorso marzo.

Che dire, un brindisi di incoraggiamento alla polizia giapponese, non particolarmente brillante negli ultimi anni.

 

Nella foto, Pipo-kun, la mascotte della polizia. Daje Pipo.


Tifone

Sono uscito dallo studio alle 16.00, sono entrato in casa alle 21.15: direi che per quest’anno ho dato abbastanza alla voce “Natura Ribelle”.

Piuttosto, domani 22 settembre 2011 i Casino Royale suonano a Milano insieme agli Specials: e’ qualcosa di epico per chi ama il genere e che mi fa fare un salto indietro di oltre vent’anni, all’alba della avventura Royale.

Soffro come un cane all’idea di non poter essere li con la macchina a documentare, pero’ idealmente ci saro’: in prima fila, con la Fred Perry e il barracuta, a spintonare gli skins sull’intro di Casino Royale.

Ve lo meritate, dopo tutti questi anni.

 

PS: che a voler vedere, certe cose non le abbiamo fatte mica per caso.


Ospedali

Scrivo di un paio di esperienze capitate a me e amici.

Nel 2005 sono venuto a Tokyo per tre mesi durante l’estate. Dopo qualche settimana mi ritrovo con un’otite molto forte (per chi non l’avesse mai avuta, e’ come avere una lametta infilata nell’orecchio). Vado in ospedale, mi registro e aspetto il mio turno. Dopo un po’ mi riceve una dottoressa con mascherina sul volto, cosa che mi infastidisce un pochino visto che gia’ la comunicazione non e’ semplice. Mi visita, fa una medicazione, prepara una ricetta per un antibiotico e un antidolorifico e mi dice di tornare dopo 4 giorni. Nota: in Giappone le medicine “vere” si vendono solo con prescrizione e in apposite farmacie o ospedali. Nei drugstore di efficace, si trovano solo le pastiglie per il mal di testa, il resto sono prodotti decisamente blandi.

Vado nella farmacia dell’ospedale, ritiro le medicine e vado in cassa a pagare: 20.000 Yen pari a circa 180 euro. Ovvio, allora non avevo l’assicurazione sanitaria. Scopro anche che il sabato e la domenica si paga di piu’: come se ammalarsi nel week end fosse una colpa…

Torno a casa e con speranza prendo le medicine. Non accade nulla. Per tre giorni il dolore non cessa mentre l’incazzatura sale.

Al quarto giorno, torno in ospedale e trovo un collega uomo (anche lui con la mascherina) con il quale mi lamento del fatto che le medicine non hanno fatto il loro dovere. Il medico mi visita, guarda la prescrizione e dice “Certo che il dolore non ti e’ passato: il dosaggio e’ troppo basso per una persona della tua altezza e peso”. In quel momento ho ripensato alla sua collega e mi sono domandato che cosa avesse studiato durante gli anni di medicina in universita’.

Una decina di giorni fa un’amica scivola sulle scale mobili bagnate. Visto che il dolore alla gamba e’ troppo forte, va in ospedale a farsi controllare. Il medico la visita e decide di fare una lastra per essere sicuro che non ci siano rotture. Dopo aver fatto DIECI radiografie, il suo commento e’ “Mah…mi sembra che vada tutto bene…certo che le sue ossa hanno una forma insolita, eh eh. Ecco prenda questo antidolorifico e si prenda un paio di giorni di riposo”. Ovviamente non le ha fatto quasi niente e quando le ho detto di mettere del ghiaccio sulla botta, mi ha guardato con aria stupefatta. Senonche’ il messaggio di ringraziamento per il consiglio dato, pieno di cuoricini e stelline, arrivato un paio di giorni dopo, suggellava l’ennesima vittoria di LNZ.

Et voila’ il piccolo ortopedico.


Riso

Il governo giapponese ha deciso di controllare se il livello di radioattivita’ del riso prodotto in 19 prefetture, e’ sotto la soglia di sicurezza. In pratica decideranno se i due terzi della produzione nazionale puo’ essere messa in commercio oppure deve essere distrutta (con conseguente rischio di bancarotta).

Chissa’ come mai, ma ho la sensazione di conoscere gia’ la risposta delle analisi.


Greetings from Rikuzentakata, July 2011

Rikuzentakata, luglio 2011

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Aggiornamento

Settimana piuttosto intensa da che ho iniziato a lavorare per una azienda italiana che si occupa di moda. Una sorta di ritorno alle origini, visto che si tratta di scattare un sacco di still life in studio. Di punto in bianco mi sono ritrovato uno spazio ben attrezzato, da gestire in autonomia. C’e’ un sacco di lavoro da fare, ma va bene: spero che diventi la mia base lavorativa fissa e comunque le prospettive sembrano interessanti, ancge se per ora la mancanza di ritmo lavorativo si fa sentire in stanchezza.

Nel frattempo sono stato prontamente smentito, con mia grande gioia, dalle dichiarazioni del primo ministro Kan riguardo alla politica energetica del futuro in Giappone: finalmente si parla di abbandonare il nucleare. Vedremo, anche perche’ questo e’ un paese dove i cambiamenti hanno tempi dilatati come in pochi altri posti. Rimango pero’ ottimista, sperando che ancora una volta uno dei pilastri del Giappone, la tecnologia, aiuti il paese a trovare una nuova via.

Riguardo il mio viaggio a Rukuzentakata: all’inizio mi ha colpito la freddezza delle persone che vivono li, in realta’ credo che in questo momento della loro vita, non possono permettersi troppi sentimenti. Sarebbe fatale abbandonarsi ai ricordi o arrendersi davanti a quello che vedono ogni giorno. E’ una forma di protezione necessaria. Inoltre e’ ancora troppo presto per avere una “prospettiva”, un’idea di quello che sara’ il futuro. A partire dal dove ricostruire: in basso, vicino al mare come prima o salire? C’e’ poi un altro aspetto: le persone che vivono negli alloggi provvisori (che sono un buon numero), possono rimanerci per due anni ma devono pagare gas, luce, acqua e cibo. Cosa abbastanza complicata quando non hai piu’ un lavoro e uno tsunami si e’ portaro via i libretti della tua banca, i documenti e magari quel pacco di contanti che tenevi nel marerasso. Capisco bene quelle persone che vevivano a chiedere cinque porzioni di cibo. Quando ti ritrovi in questa situazione, e’ ben comprensibile che ti girino le palle e magari provi anche un po’ di vergogna, specie in in posto che ha sempre avuto il mito dell’auto sufficienza. E comunque, non e’ facile aiutare nel modo giusto, specie quando sei straniero.