Magnitudo 7.3

Giusto il tempo di rientrare in Giappone (questa mattina)…
Grosso modo nella stessa zona del marzo 2011 e anche questa volta, allarme tsunami lanciato.
Qui a Tokyo tutto ok, a parte le linee dei cellulari che funzionano a singhiozzo.
Aggiorno via twitter.

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Riso

Il governo giapponese ha deciso di controllare se il livello di radioattivita’ del riso prodotto in 19 prefetture, e’ sotto la soglia di sicurezza. In pratica decideranno se i due terzi della produzione nazionale puo’ essere messa in commercio oppure deve essere distrutta (con conseguente rischio di bancarotta).

Chissa’ come mai, ma ho la sensazione di conoscere gia’ la risposta delle analisi.


Greetings from Rikuzentakata, July 2011

Rikuzentakata, luglio 2011

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Aggiornamento

Settimana piuttosto intensa da che ho iniziato a lavorare per una azienda italiana che si occupa di moda. Una sorta di ritorno alle origini, visto che si tratta di scattare un sacco di still life in studio. Di punto in bianco mi sono ritrovato uno spazio ben attrezzato, da gestire in autonomia. C’e’ un sacco di lavoro da fare, ma va bene: spero che diventi la mia base lavorativa fissa e comunque le prospettive sembrano interessanti, ancge se per ora la mancanza di ritmo lavorativo si fa sentire in stanchezza.

Nel frattempo sono stato prontamente smentito, con mia grande gioia, dalle dichiarazioni del primo ministro Kan riguardo alla politica energetica del futuro in Giappone: finalmente si parla di abbandonare il nucleare. Vedremo, anche perche’ questo e’ un paese dove i cambiamenti hanno tempi dilatati come in pochi altri posti. Rimango pero’ ottimista, sperando che ancora una volta uno dei pilastri del Giappone, la tecnologia, aiuti il paese a trovare una nuova via.

Riguardo il mio viaggio a Rukuzentakata: all’inizio mi ha colpito la freddezza delle persone che vivono li, in realta’ credo che in questo momento della loro vita, non possono permettersi troppi sentimenti. Sarebbe fatale abbandonarsi ai ricordi o arrendersi davanti a quello che vedono ogni giorno. E’ una forma di protezione necessaria. Inoltre e’ ancora troppo presto per avere una “prospettiva”, un’idea di quello che sara’ il futuro. A partire dal dove ricostruire: in basso, vicino al mare come prima o salire? C’e’ poi un altro aspetto: le persone che vivono negli alloggi provvisori (che sono un buon numero), possono rimanerci per due anni ma devono pagare gas, luce, acqua e cibo. Cosa abbastanza complicata quando non hai piu’ un lavoro e uno tsunami si e’ portaro via i libretti della tua banca, i documenti e magari quel pacco di contanti che tenevi nel marerasso. Capisco bene quelle persone che vevivano a chiedere cinque porzioni di cibo. Quando ti ritrovi in questa situazione, e’ ben comprensibile che ti girino le palle e magari provi anche un po’ di vergogna, specie in in posto che ha sempre avuto il mito dell’auto sufficienza. E comunque, non e’ facile aiutare nel modo giusto, specie quando sei straniero.


Rikuzentakata 陸前高田

Fine settimana insieme al gruppo di volontari “Italians for Tohoku” a Rikuzentakata, una delle citta’ piu’ colpite dallo tsunami dell’undici marzo.

Brevemente quello che ho visto: un gruppo di persone, italiani e giapponesi, che usa il suo tempo libero viaggiando, lavorando e sfinendosi. Un centro di accoglienza che si svuota progressivamente visto che le case prefabbricate iniziano ad essere tanti. Umanita’ di tutti i tipi, con una ovvia maggioranza di anziani. Una citta’ che con il passare del tempo, ritrova la sua forma, le strade, l’anagrafe. Cumuli di detriti, divisi per genere, come in una gigantesca raccolta differenziata. Sabbia, fango, pozze d’acqua stagnanti. Un’infinita’ di mosche.

Com’e’ ovvio, contrasto violento di sentimenti, quindi voglio aspettare qualche giorno, schiarirmi le idee e poi scrivere. Anche perche’ come spesso mi accade, mi rendo conto di non saperne proprio niente.

Intanto, questo e’ quello che rimane dello stadio di baseball.


Fukushima e il Vajont

Non so perche’ ma quando penso a quello che e’ accaduto a Fukushima, mi viene in mente il disastro del Vajont.

Un’opera di ingegneria che si arrende alla forza della natura. Un evento non previsto o magari semplicemente ignorato, perche’ ritenuto talmente improbabile da sembrare impossibile.

E quando accade, come dice Marco Paolini nella sua orazione civile sul disastro del Vajont, rimane la resa mistica. E allora penso al governatore di Tokyo, Shintaro Ishihara, quando dice che lo tsunami e’ stata una punizione divina. A proposito, mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli abitanti del Tohoku e della zona di Iwate, sul fatto di essere stati puniti.

Sarebbe bello se in futuro, uno scrittore o un autore di teatro giapponese scrivesse una sua orazione civile su quello che e’ accaduto. Credo che nel suo piccolo, sarebbe d’aiuto a chi in questi mesi vive sulla sua pelle questa esperienza. Probabilmente pero’, questo genere di operazione, non e’ nelle corde dei giapponesi, quindi non ho grandi speranze. Ovviamente credo che se fosse fatto da uno straniero, non avrebbe lo stesso impatto e importanza.

Desideri a parte, credo sia facile immaginare cosa significa tutto questo per un paese dove la tecnologia e l’ingegneria sono due pilastri portanti. Siamo davanti al fallimento di un modello? Non lo so. Certo qualcosa credo che andrebbe rivisto. Qualche settimana fa in Italia, discutevo con miei riguardo le centrali nucleari. Ad un certo punto mio padre ha fatto un’osservazione che ho trovato molto interessante: “Va bene, ammesso che ci sia un bisogno effettivo delle centrali, con tutto cio’ che ne consegue, perche’ non cambiare l’idea stessa di centrale? Sono strutture sempre progettate da ingegneri. Ma perche’ non se ne occupa anche l’architettura? In fondo il loro lavoro e’ quello di rendere piu’ funzionali gli edifici e le zone intorno. Hanno sicuramente una visione diversa, piu’ aperta. Non si tratta certo di fare un posto piu’ bello esteticamente ma di renderlo piu’ sicuro.” Ecco, magari avere un po’ piu’ di flessibilita’ e aprire gli orizzonti, potrebbe essere un inizio.


Aggiornamenti sparsi

Un po’ di aggiornamenti a poco piu’ di due mesi dal terremoto dell’undici marzo.

Il governo ha ammesso che c’e’ stata fusione presso la centrale di Fukushima, circa 16 ore dopo il sisma. Alleluia.

Tra oggi e domani TEPCO annuncerà il calendario dei lavori per mettere definitivamente in sicurezza l’impianto (previsti sei mesi), nel frattempo continua a pompare acqua per raffreddare i reattori. Acqua (radioattiva) che pero’ dovra’ essere rimossa, visto che solo con il ricambio la temperatura può effettivamente scendere.

Sono entrati diversi robottini nella centrale a fare delle riprese video, cosa che ha facilitato le operazioni. Vedendo le immagini sgranate provenienti dall’interno degli edifici, mi domando perché nel 2011 montano ancora delle telecamere con una risoluzione così bassa…

Qualche giorno fa il Naoto Kan, il primo Ministro, ha ordinato lo stop dell’impianto nucleare di Hamaoka (a sud di Tokyo) per far eseguire dei lavori di messa in sicurezza della centrale. In quella zona infatti e’ previsto un forte sisma nei prossimi trent’anni. L’azienda proprietaria dell’impianto ha già detto che riattiverà una serie di vecchie centrali a carbone per riempire il vuoto di corrente.

Un sacco di gente e’ andata volontaria nelle zone colpite, tra cui anche molti italiani. Mi piace molto il fatto  che ognuno interpreta il concetto di aiuto a modo suo: ci sono quelli che portano vestiti, cibi a lunga conservazione, biciclette etc. e ogni settimana percorrono 1200 km in un giorno solo per consegnare tutto.

Poi ci sono quelli che fanno quello che sanno fare, ad esempio cucinare: tanti allestiscono cucine mobili e sfornano pasta e pizze per tutti, con grande gioia delle persone. Un conoscente mi ha detto: “Ho sentito un mio famigliare che abita in una zona devastata: non ha più la casa ma in compenso mangia da dio ed ingrassato…non si lamenta mica”. Poi c’e’ Fabio, un amico parrucchiere che ogni tanto sale a tagliare i capelli nei centri di raccolta: ovviamente, e’ amatissimo dalle donne, alle quali non sembra vero di poter sistemare la testolina.

Qui a Tokyo e dintorni le cose sono ormai tornate alla normalità: scosse sempre meno frequenti e intense, i cibi si trovano tranquillamente e la vita ha ripreso il suo ritmo di sempre. Rimangono come segni tangibili le tante luci spente, le scale mobili che funzionano a singhiozzo e la mancanza di alcune merci, ad esempio i condizionatori, a causa delle fabbriche che producono alcuni componenti, danneggiate o distrutte dal terremoto/tsunami.

Intanto l’estate e il caldo umido si avvicinano e sarà un duro banco di prova per la rete elettrica, quando la richiesta di energia aumenterà. Sono già stati annunciati dei black out a rotazione che pero’ non dovrebbero interessare i 23 municipi di Tokyo, specialmente quelli centrali dove ci sono gli uffici, le istituzioni etc. Questa volta pero’ qualche mugugno dalle prefetture intorno, si alza. Staremo a vedere.