Sono fotogenico

Guardavo su Youtube il programma di La7. Appena hanno inquadrato Matteo Salvini ho avuto un flash e non ho resistito: sembrano separati dalla nascita. Fisionomia lumbard?

Una pietra miliare per qualsiasi fotografo.

“butta via quel cappello…guarda in macchina…senti sai fare qualche espressione?”

“si tutte, dica lei…”

“fammi l’ira…adesso l’odio…amore sei innamorato…ah questo e’ amore?”

“e ora malinconia”

“pronti.”

“nonchalance…”

“adesso minaccioso…adesso sei triste…”

“ecco…troppo carico?”

“di più non sai fare?”

“sei inseguito! grande paura! terrore!”

“finito.”

“quant’e’?”

“centoventimila.”

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Luca Barcellona for Japan


Poster

Bella raccolta di manifesti, trovata da Julio l’art director di Metropolis Magazine, sul tema del risparmio energetico in Giappone. Dal suo blog, trovate il resto, in fondo all’articolo.


La dura vita del designer (ma anche del fotografo)

Luca, dovresti fare anche la versione in giapponese: rischi di diventare ricco.


Japanese chewing gum packaging

Atom Style!


Kimono rules

La moda italiana: molti la amano, a torto o ragione.

Pero’ un abito (e non una divisa) come il kimono, che nelle sue varianti, puo’ essere indossato da tutti, ed e’ praticamente invariato da circa 900 anni, in Italia non c’e’ l’abbiamo mica.


Note

Guardando le fotografie di un giornale o pubblicità made in Japan, il primo aspetto che, letteralmente, balza all’occhio e’ il forte tecnicismo.

Essere in grado di controllare ogni aspetto, ogni parametro della fotografia e’ essenziale per un fotografo giapponese. E’ un punto fermo, quasi un ossessione, che evidentemente, infonde molta sicurezza. La foto deve essere bilanciata, aderente a determinati standard, come una di rete di salvataggio. Luce media, contrasto medio, colore medio: questo e’ quello che si può trovare sulla maggior parte delle pubblicazioni. Fin qui, ovviamente, nulla da dire, anche perché sono delle condizioni base per poter avere una certa qualità, specialmente quando si prevede di fare un po’ di post produzione.

Il problema e’ che il più delle volte ci si ferma a questo, tralasciando in maniera totale l’aspetto creativo, vero tallone d’Achille di questo paese. In generale, l’interpretazione di chi scatta, non deve mai allontanare il risultato finale da quelle che sono le aspettative del committente.

Due episodi che credo spieghino bene: mentre faccio il ritratto di un giovane designer giapponese nel suo studio, la giornalista mi fa’ notare che “negli scatti sembra troppo cool…non e’ un attore…potresti farlo sembrare più normale?”.

Il secondo riguarda un servizio di moda: alla mia domanda “dimmi esattamente cosa si aspettano da me”, la persona che mi ha procurato il lavoro mi ha risposto “lascia perdere la qualità e concentrati sulla quantità: preferiscono avere 300 scatti molto simili fra loro, che 50 capolavori…”.

E’ chiaro che all’inizio e’ difficile confrontarsi con queste richieste ma sopratutto, con delle aspettative completamente diverse da quelle alle quali ero abituato.

Una delle conseguenze tangibili di questo sistema lavorativo e’ che le pagine delle riviste sono piene di fotografie non particolarmente interessanti, piccole (una volta ne ho contate 20 su una doppia) e accostate senza un senso apparente. Una specie di bulimia visiva da appagare velocemente e senza dare troppo peso alla qualità. Ovviamente esistono le eccezioni, dove si trovano ottime foto impaginate davvero bene e che, guarda a caso, sono considerate le riviste più belle e ovviamente impaginate da art director molto bravi.

Ultimo aspetto, non trascurabile: in Giappone la luce e’ completamente diversa dall’Italia e in generale dall’Europa. Non ho ancora trovato un modo per descriverla: senz’altro più morbida, meno contrastata, ma c’e’ sicuramente dell’altro.