Tempistica

Questo terremoto e’ arrivato proprio in un momento chiave dell’anno: il mese di marzo, quando le aziende programmano gli investimenti, assumono e le scuole finiscono.

E proprio nelle scuole, sono giorni di consegne di diplomi, addii, lacrime, canzoni di ringraziamento per gli insegnanti. E’ un momento di passaggio che qui in Giappone e’ molto sentito.

Anche a nord, nonostante il disagio, questa settimana si stanno tenendo le cerimonie di fine anno: ragazzini delle medie, o delle scuole superiori, ricevono il loro attestato, incontrano i loro maestri per l’ultima volta e ascoltano discorsi sul loro futuro. Tutto questo avviene dentro le palestre delle loro scuole piene di sfollati. Queste infatti sono i classici punti di raccolta in caso di emergenza, essendo grandi e costruite seguendo rigidi criteri antisismici.

Sono momenti molto intensi, magari anche un po’ retorici, ma sicuramente genuini, visto quello che sta’ succedendo.

Chi invece non e’ all’ultimo anno, va a scuola per incontrare l’insegnante, che gli consegna i compiti per i prossimi dieci giorni di vacanza. Qualche maestro va a trovare a casa i suoi studenti, come spesso accade, per fare un colloquio con la famiglia e parlare dei risultati raggiunti durante l’anno. Tutti cercano di mantenere una routine quotidiana, sforzandosi in ogni modo.

Ecco alla fine mi sembra di aver capito che la ripresa di questo paese, passa prima di tutto dalla scuola.

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2 commenti on “Tempistica”

  1. sergio brunozzi ha detto:

    Questi comportamenti sono ‘perle di saggezza’ a cui dovrebbero far riferimenti molti popoli. Il Giappone ha compreso, forse più di tutti gli altri, l’assoluto valore della scuola quale irrinunciabile strumento di progresso di un Paese. E’ lecito e doveroso porci una domanda:’L’Italia fa abbastanza per curare l’istruzione dei giovani che vivono in quella che per tanti secoli è stata la culla della civiltà?
    Sergio Brunozzi

  2. marco ha detto:

    Si’ alla scuola come punto di riferimento sociale, no pero’ al modello educativo giapponese, che so molto stressante e eccessivamente competitivo, con bambini che a 5 anni devono sostenere un esame che condiziona il loro futuro scolastico e quindi professionale. Se e’ vero quanto scrive la Nothomb in “Ne’ di Eva ne’ di Adamo’.


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