Che cosa cambia

Sono giorni storici per questo paese, non c’e’ dubbio.

Questi eventi, oltre ad essere tragici, sono anche occasioni per cambiare, ripensare, rivedere. Iniziando magari dal rapporto con l’energia elettrica, fino a settimana scorsa sprecata a piene mani, oggi razionata e diventata una coperta corta che non basta per il fabbisogno energetico. Rivedere il ruolo di Tokyo, troppo ricca di punti nevralgici per la nazione, sarebbe auspicabile ma altrettanto difficile da realizzare. Il sistema di distribuzione commerciale, una specie di incubo per chi importa in Giappone, con un alto numero di passaggi e che in questi giorni e’ in difficolta’ con gli approvvigionamenti.

E’ una situazione complessa, ma non nuova. Il Giappone subisce terremoti di questo tipo ciclicamente. In passato ha avuto intere citta’ rase al suolo dalle scosse. Un abitante di Sendai cha abbia almeno cinquant’anni ha gia’ subito, nella sua vita da adulto, un terremoto molto violento (12 giugno 1978 magnitudo 7.7), ed e’ probabile che ne affrontera’ un terzo prima di morire. Sicuramente cambia le sue abitudini, migliora la sua preparazione, ma non lascia la sua casa.

E noi “stranieri”? Cosa cambiera’ nella percezione che abbiamo di questo paese?

Continueremo a considerarli dei robot senza sentimenti, che la mattina si schiacciano nelle metropolitane a leggere manga pornografici o a dormire, mentre vanno a lavorare in azienda? Oppure ci teniamo l’iconografia dei samurai che non si arrendono e delle geishe pronte ad allietarci? O magari ci piacera’ la loro compostezza, parola molto usata nei media italiani in questi giorni parlando del Giappone e che invece, a me fa venire in mente la mia maestra delle elementari quando urlava “State composti!”.

La prima volta che sono stato qui era il luglio 2001, mentre ci vivo stabilmente da quasi tre anni. Dieci anni di frequentazioni, viaggi, incontri, scontri etc. per poi capire in questi giorni, che io di questo paese e dei suoi abitanti, ne so davvero poco. Sara’ che e’ proprio nei momenti piu’ difficili che si vede la vera natura di una cultura, pero’ e’ da venerdi’ scorso, giorno del terremoto, che sto’ ricevendo delle grandi lezioni di vita dai giapponesi.

Sono ovviamente esseri umani, con le loro debolezze (diverse da quelle di un occidentale), le loro paure, la stanchezza e tutto quello che una situazione difficile come questa, porta. Alle persone nei centri di emergenza a Sendai chiedono “Come stai?” e loro rispondono “Io bene. Ma c’e’ gente che e’ messa molto peggio di me, senza una casa o un parente o un corpo da cremare”. In Italia come si chiama questa cosa? Compostezza? Dignita’? A me sembra disciplina, abitudine ad una vita difficile che non cerca sempre la via piu’ facile per risolvere i problemi. Perche’ vivere in questo paese, significa anche perdere tutto per colpa di un terremoto, di uno tsunami o di tifone nel giro di un paio di minuti. Sono secoli che e’ cosi’ e nessuno si stupisce piu’ di questa cosa. La dignita’ non c’entra.

Credo sia arrivato il momento, sopra tutto per chi fa informazione da fuori o non conosce bene questa realta’, di non guardare piu’ il Giappone soltanto come al paese dei manga, della cultura pop, delle perversioni diffuse, del sushi, delle spade katana, della arti marziali e tutto il solito repertorio ben conosciuto (un po’ anche per colpa degli stessi giapponesi, sia chiaro). Smettiamola di darci di gomito davanti a certi comportamenti o abitudini, che ci fanno sorridere ma anche sottilmente sentire superiori. Queste sono persone, e non poveretti, che affrontano l’ennesima difficolta’ senza un lamento, seguendo delle regole che imparano da bambini. Un paese che prima di tutto conta su se stesso e sul suo senso del dovere, a prescindere che ci siano o meno gli aiuti dal governo o dall’estero, perche’ questo e’ un problema di tutti, nessuno escluso.


13 commenti on “Che cosa cambia”

  1. giulia scrive:

    Grazie per il lavoro che stai facendo in modo così lucido e razionale, ma anche ricco di sentimenti e sensibilità.

  2. Enea scrive:

    Anche ci tenevo a ringraziarti per questa tua voglia di dare vere informazioni, continua così🙂

  3. […] questione energia e Tokyo leggetevi il bel post di Lorenzo Condividi: Hide […]

  4. maxito scrive:

    Gran bel pezzo.

  5. Portinaio scrive:

    Nessuno escluso!

  6. Danilo scrive:

    Grande pezzo ! Ciao

  7. Guido scrive:

    Grazie per ciò che riesci a trasmettere attraverso questo tuo blog in giorni così drammatici per la nazione che ti ospita ed in cui hai scelto di vivere da diversi anni.
    La sciagura è tale che ogni mia parola è superflua.
    Solo un abbraccio da parte mia, un segno di vicinanza umana e di condivisione del dolore, ma anche di speranza che non deve mai essere sopraffatta.

    Oggi si commemorano i 150 anni dell’Unità d’Italia.
    Sono fiero di sapere che c’è un italiano come te in Giappone.
    Con l’augurio che ce ne possano essere sempre più anche in patria, povera patria.
    Ma forse non è un caso che tu sia altrove, come tanti altri.

  8. Roberta scrive:

    Ho condiviso questo bel pezzo. Ti ringrazio per le informazioni e le impressioni che ci dai!

  9. Watanabe scrive:

    Bel pezzo, complimenti.
    Mi sembra di capire che l’ambasciata Italiana sta veramente chiedendo ai residenti connazionali se vogliono rientrare. E’ vero? Pensi di tornare?

  10. […] cui il giornalista professionista non ha inizialmente accesso, ma a sua volta può aprire un blog e raccontarci quel mondo non da inviato speciale che alloggia all’albergo di lusso e vive […]

  11. laurin42 scrive:

    Ottima riflessione e complimenti per le tue testimonianze.
    E se tutto ciò servisse agli esseri umani a dare un altro significato alla crescita,e puntare alla qualità della vita anzichè alla quantità?
    Questi segni violenti di insofferenza del cosmo sarebbero di insegnamento: io conto sul vedere oltre dell’umanità.
    A bientot

  12. Jessica scrive:

    Pezzo bellissimo, io studio giapponese e mi fanno dannatamente arrabbiare tutti gli stereotipi e i commenti che girano, quindi concordo pienamente con l’ultimo paragrafo


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