Un paio di scatti

Muoversi nei dintorni di Tokyo e’ piuttosto complicato, a cause delle linee interrotte o parzialmente funzionanti.

Poco dopo le 17.00 hanno riaperto alcune tratte: questa e’ la stazione di Mizonokuchi, senza luce, oggi pomeriggio con i passeggeri in attesa:

 

Un paio di minuti dopo hanno acceso le luci e iniziato a fare i primi annunci:

La stazione delle Japan Railways invece era proprio chiusa:

Scale mobili ferme:

 

 

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2 commenti on “Un paio di scatti”

  1. Laura ha detto:

    Ho trovato il tuo blog fra le notizie riguardanti il terremoto in Giappone. Quando è successo ero a Kyoto, a casa del mio fidanzato. Ero al primo piano della sua abitazione, seduta sul letto con il computer sulle gambe e per un tempo che mi è sembrato infinito, ho sentito il letto muoversi. In tutta la casa sono stata l’unica a sentire quella scossa lieve che per loro è semplice quotidianità. Ma non potevo sapere che dall’altra parte del Giappone, quella piccola scossa che ho sentito io, sarebbe stata una catastrofe. Adesso sono in Italia, e sono molto ma molto preoccupata, più che altro per gli impianti nucleari che sembrano vacillare uno dopo l’altro. Lui vive a Kyoto ed ovviamente ho dovuto lasciarlo li nella sua Patria. Tutti si aspettano che il Giappone reagisca, che si tiri su da questo disastro, tutti ripongono speranza nei Giapponesi. Ho l’idea che se il Giappone dovesse soccombere sarebbe la fine, perché il Giappone, per il resto del mondo, rappresenta la speranza che l’uomo può vincere anche sulla natura stessa. Se il Giappone dovesse mostrare il suo volto “umano”, allora tutto il mondo cadrebbe nell’angoscia. Tutto questo è strano. Mi chiedo quanto ancora il popolo giapponese debba sopportare e quante volte debba ancora tirarsi su le maniche e ricostruirsi. Ha reagito a bombe atomiche, terremoti, carestie… eppure ancora oggi qualcuno non capisce perché i Giapponesi sono così riservati, perché sono così distaccati.. Non è dignità come si continua a ripetere, anche in questo momento di Apocalisse, è semplicemente il senso del dovere e l’istinto di autoconservazione per sé stessi e per il proprio Paese. Il discorso qui si fa molto lungo e non voglio annoiare nessuno. Io so solo che da quando sono tornata in Italia, l’ansia non mi abbandona e mi sento atterrita. Quelle immagini mi sembrano surreali e il mio cuore piange perché mi sento come se quello fosse anche il mio Paese, che lotta contro il destino. Il mio fidanzato è lontano da tutto questo, ma non abbastanza dalle conseguenze di un disastro nucleare.
    Non ti conosco, ma ti prego di essere prudente e di avere cura di te Lorenzo.

  2. lordbad ha detto:

    Davvero un bel blog che di questi giorni torna attuale più che mai

    Ad ogni modo spero avrai modo di ricambiare la visita sul nostro

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/

    Grazie per la lettura del commento 🙂


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