Cool Japan

Vediamo se riesco a scrivere un post senza essere saccente o snob alla milanese, visto che e’ un po’ di tempo che cerco di capire perche’ il Giappone (o meglio Tokyo), viene considerato un posto cool.

Di sicuro e’ un paese particolare: molto omogeneo da un punto di vista culturale e degli abitanti, con un’aurea di purezza, alle volte inquietante. Conservatore ma curioso, caotico ma organizzato in modo spasmodico, consumista con aspirazioni ecologiste, calcolatore ma molto appassionato, pieno di gente ma anche molto silenzioso. Di certo un luogo che non lascia indifferente, ma di paesi cosi’ c’e’ ne sono molti, a partire proprio dall’Italia.

Vivendoci, pero’ ho imparato che tanta della creativita’ giapponese che conosciamo all’estero e che riscuote successo, molto spesso viene ignorata in patria, considerata inadatta per il mercato interno. Faccio un esempio: un amico, photo editor in uno dei piu’ grandi editori giapponesi, poco dopo l’elezione di Obama ha messo in piedi una mostra fotografica molto bella. Ha scelto un centinaio di fotografi di diverse parti del mondo, i quali hanno documentato come la storica giornata del voto e’ stata vissuta nelle diverse nazioni. Esposta in uno spazio pubblico ed enorme qui a Tokyo, e’ stata praticamente ignorata, mentre all’estero ha fatto incetta di premi, menzioni e pubblicazioni. Laconico, mi ha detto: “troppa qualita’ per il pubblico giapponese.”

Takeshi Kitano ha un’immagine in TV che non corrisponde assolutamente a quella presentata nei sui film, molto apprezzati nei vari festival esteri. I film sono pensati per il mercato nazionale, lo si capisce dalla scelta dei temi ma anche nella realizzazione visiva. La musica Jpop non esce all’estero, se non in rari casi e spesso fallimentari, e usa all’infinito lo stesso schema con poche variazioni. Le serie televisive a episodi, molto popolari, all’estero non le propongono nemmeno probabilmente consapevoli del fatto non possono reggere il confronto con la produzione americana o inglese. Not so cool.

Una situazione per certi versi simile all’Italia, con la differenza che qui il mercato e’ un piu’ vivace. Per intenderci: in Italia il disco d’oro sul digitale te lo danno a 15.000 copie scaricate, in Giappone per lo stesso premio, devi venderne 100.000.

C’e’ quindi una distinzione tra quello che viene pensato e creato per l’estero e il prodotto ad uso e consumo nazionale: quello che esce dai confini, spesso ha una qualita’ superiore, secondo i nostri parametri.

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5 commenti on “Cool Japan”

  1. Watanabe ha detto:

    Il giappone è visto come posto cool ma da punti di vista completamente diversi.
    C’è lo snob, che lo vede cool, in quanto diverso e quando torna ti fa notare quanto sono matti questi giapponesi.
    C’è il fumettaro otaku che a forza di leggere manga sogna tutta la cultura giapponese.

    Poi c’è quella categoria di persone, normali, che è affascinata da una cultura antichissima e profondamente diversa dalla nostra.
    Cmq alla fine la cultura “pop” jappo contemporanea è veramente insostenibile.

  2. Lorenzo Barassi ha detto:

    In effetti alle volte e’ proprio dura da mandare giu’

  3. jessica poce ha detto:

    ciao Lorenzo, piano piano sto leggendo i post del tuo sito. Una breve nota sui drama giapponesi che non vengono esportati, al di la’ di una certa difficolta’ a far passare un genere asiatico, il problema vero e’ lo star sistem giapponese e le agenzie che rappresentano gli artisti. Come operatore del settore ho provato diverse volte a liberare i diritti, ma e’ un’ordalia, e i prezzi coinvolti alla fine diventano talmente fuori mercato che non rimane scelta che lasciar passare. Stessa cosa dicasi per la musica, dal momento che gli artisti in patria sono famosi, le agenzie sembrano non voler accettare il fatto che in europa tali gruppi sono degli emeriti sconosciuti e quindi sarebbe difficile portarli in venue importanti. Dalla prospettiva occidentale il protezionismo culturale e’ difficile da comprendere.

    La cultura pop giapponese non e’ poi tutta da buttare via, vedo piu’ fermento nelle strade di tokyo che non in quelle nostrane. Lo street style, se pur entro confini limitati e’ piu’ effervescente e comunica voglia di emergere.

  4. Lorenzo Barassi ha detto:

    @jessica
    non mi sorprende la tua esperienza rispetto ai diritti dei drama e come hai ben detto hanno un protezionismo che rasenta l’assurdo alle volte.
    E poi hai centrato il punto: le agenzie, vero nodo della questione.
    Certamente la cultura pop non e’ da buttare: ci sono un sacco di ottimi esempi, specie nell’animazione (adoro Hideaki Anno, specie FLCL).
    Basta, come sempre, saper filtrare.
    Grazie della visita e del commento 😀

  5. Valentina ha detto:

    Ciao Lorenzo, ciao a tutti.
    Ho trovato per caso questo blog e devo dire che mi sto innamorando del Giappone grazie a quel che racconti ^_^
    Certo, poi mi siedo e penso: porca miseria, invidio i Giapponesi, la loro calma, la loro immutata solitudine: invidio coloro i quali vengono nel mio Paese proprio per evadere da quel che io ritengo essenziale.
    Che scambio interessante…penso…
    Beh sennò divago troppo:
    ascolto da 4 anni musica Jpop e Jrock e non posso che essere d’accordo con quanto affermi:
    Già tutto visto e sentito.
    Gruppi famosissimi che nascono dallo stile dei nostri Rondò Veneziano de noantri…con musiche alla bach…
    Si non si sono inventati niente. Però alcune realtà sono fighe da ascoltare, soprattutto perchè il mio Paese ha smesso di fare musica.
    Quella musica, quella con la M vera ci fa campare da secoli nel mondo. E noi stessi non sapremmo nemmeno valutare più se è meglio Abbado o Muti.
    Si perchè avevamo l’orecchio fino noi Italiani per la musica.
    E non solo per essa…
    Cmq ti invidio molto: sono sicura non incontreresti le difficolà che provo io quando ordino i cd o dvd giapponesi musicali si cdjapan…..
    Ti basterebbe uscire di casa e comprarlo.
    E poi vuoi mettere?
    Se mentre paghi, il commesso ti sostituisce un cd rotto…tutto questo non ha prezzo.
    Per tutto i resto…La speranza che un po di Giappone arrivi da noi e viceversa..

    Con stima
    Valentina da Roma


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