Un paese medio

Ecco questa e’ la sensazione che provo dopo quasi due anni di permanenza e nove anni di frequentazione costante.

Difficile dire da dove nasce questa idea: forse dalla mancanza di elasticita’ mentale che caratterizza la vita quotidiana di questa nazione. Non ho dati concreti o numeri che mi supportino, ma solo sensazioni, esperienze quotidiane, discussioni con giapponesi o stranieri che ci vivono da tanto tempo.

Diminuisce sempre piu’ il numero di giovani che scelgono di studiare all’estero credo spaventati dall’idea del confronto. La maggior parte di loro non ha grandi ambizioni o sogni nel cassetto: si accontentano di avere una vita media, senza sbalzi o imprevisti (i giapponesi odiano gli imprevisti, ne sono quasi terrorizzati). Niente viaggi all’estero, niente abiti costosi o macchine. Potrebbe sembrare quasi una scelta di vita austera, essenziale ma in realta’ a me sembra che dietro si celi la mancanza di desiderio. Solo che a vent’anni non lo trovo il massimo. Meglio una vita tranquilla che un percorso di crescita senza certezze e con alte possibilita’ di errori.

Il costo della vita a Tokyo e’ molto simile a quello di una grande citta’ europea come Londra o Parigi. L’importante e’ non avere esigenze che escano da quella che e’ la classica situazione: un appartamento molto piccolo, l’uso dei mezzi pubblici per muoversi, divertimento standard nel poco tempo libero, massimo un paio di viaggi all’anno nel paese. Quindi scordatevi la macchina, una casa di 50 mq, i week end fuori porta, i viaggi all’estero, le serate a casa degli amici, il buon vino, la frutta, il formaggio, un espresso come si deve al giorno, una bella camicia, delle scarpe che durino piu’ di sei mesi e tutte quelle cose che alzano la qualita’ della vita quotidiana, a meno che non siate benestanti. Basta voler qualcosa in piu’ oppure su misura, che il prezzo da pagare sale (e non solo in termini monetari).

Per carita’, medio non vuole essere un aggettivo negativo: nella maggioranza dei casi, sono scelte dettate da esigenze o cause di forza maggiore. E poi mi sembra che sia un tratto molto diffuso in Asia. La volonta’ di omologazione trova facilmente un senso in una citta’ di 25 milioni di abitanti, capitale di un paese fortemente gerarchico, dove i margini di azione sono molto ristretti (anche in senso fisico). Nessuna critica quindi.

Spero solo che medio non diventi mediocre.

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5 commenti on “Un paese medio”

  1. disma ha detto:

    mi sembra di intuire che ti sei un po’ smarronato di stare là… così, leggendo tra le righe 😉

  2. Lorenzo Barassi ha detto:

    Ah ah! Ma no dai. Diciamo che sono considerazioni sparse e poi un po’ di critica e’ sempre salutare. Su una cosa pero’ hai ragione: dubito che ci restero’ per il resto dei miei giorni.

  3. maxanddouglas ha detto:

    Anche a me par di intuire un “leggero” giramento di balle…. fine 2010 si torna?
    Personalmente non te lo consiglio.

  4. Lorenzo Barassi ha detto:

    Tranquillo, ho ancora parecchie carte da giocare. Il giramento di balle e’ generico, non necessariamente riferito a questo posto: credo che in questo momento, a prescindere dal posto in cui mi trovo, e’ cosi’.

  5. maxanddouglas ha detto:

    Bene. Allora siamo in due. Io il GDB (“Giramento di balle”) oramai ce l’ho cosmico e dopo il lavoro di venerdi sto seriamente pensando di cambiare mestiere…


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