Massimiliano, ricercatore

Un paio di settimane fa sono riuscito finalmente ad andare a trovare Max nel laboratorio dove lavora. E’ un centro nuovissimo, frutto della collaborazione tra l’Universita’ Waseda e un ospedale che si trova li vicino.

Per semplificare, lui si occupa di ingegneria robotica applicata alla medicina a livelli davvero alti: simulatori di operazioni, suture e intubazioni, pompe cardiache, sensori microscopici che rilevano e registrano i movimenti del chirurgo etc. Mi si e’ aperto un mondo sconosciuto, davvero incredibile.

Ci siamo conosciuti quasi per caso a un pic nic la scorsa primavera e questa estate l’ho ritratto per il lavoro “Venti Italiani”. In quell’occasione, finita la sessione, ci siamo bevuti un caffe’, e nel mentre, ha cercato di spiegarmi un progetto al quale sta lavorando. Il tutto e’ partito da una mia constatazione alquanto goffa del tipo “beh ma per rendere i robot abili, non basta semplicemente inserire una quantita’ sterminata di nozioni collegate fra loro?”. Impietosito, mi ha risposto: “Mettiamola cosi’: il punto non e’ la quantita’ di nozioni che si danno, bensi’ la capacita’ in un robot di capire chi ha davanti. Per esempio: quando ci siamo conosciuti, ho capito che eri del nord Italia dal tuo accento. Parlando poi scopro che siamo nati piu’ o meno nello stesso periodo e quindi ne deduco che, molto probabilmente, abbiamo visto gli stessi cartoni animati e i programmi televisivi, letto gli stessi libri e giornali, ascoltato la stessa musica e cosi’ via. Tutto questo grazie a un paio di informazioni giuste. Ora i mio lavoro e’ quello di trasformare questa esperienza in una equazione valida per un robot, in modo che la macchina possa compiere lo stesso percorso.”

No dico, e io che me la meno se riesco a convertire bene un file RAW.

Comunque durante il giro e’ venuto fuori una cosa che mi ha colpito molto: in Giappone i trapianti di cuore non sono per niente diffusi, al punto che chi decide di farlo spesso va negli Stati Uniti, mentre molti preferiscono farsi inserire una pompa cardiaca alimentata esternamente. Questa cosa mi incuriosisce non poco, devo indagare.

Insomma alla fine questo e’ lo scatto di Massimiliano che ho scelto, fatto ad Odaiba davanti a un Gundam alto quasi quattro piani. E mi sembra che ne vada piuttosto orgoglioso…

Annunci


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...