Gas chiuso

Io vado: parto questa sera, destinazione Bologna, per due settimane.

Un viaggio di lavoro e mi auguro, l’inizio di una lunga collaborazione. Passero’ anche da Milano ma solo per due giorni, durante i quali spero di incontrare molti amici. Spero anche di riuscire a tenere il blog aggiornato. Si, lo so che potrei programmare la pubblicazione dei post durante le prossime settimane ma l’ultima volta che l’ho fatto, e’ stato l’undici marzo 2011 ed e’ successo il finimondo.

Lascio una citta’ alle prese con il primo caldo vero, un tifone in avvicinamento e i barbecue studenteschi sul fiume. Intanto la Honda ha deciso di anticipare due settimane di vacanza ai suoi operai, a causa del poco lavoro dovuto alla mancanza di alcuni componenti e dalla bassa richiesta di auto. TEPCO e’ sull’orlo del fallimento, il governo quindi ha chiesto alle banche di dare una mano e di congelare i vari debiti che vantano con la societa’ elettrica. La risposta e’ stata piu’ o meno un “Si certo, come no. Arrivederci.” A questo punto il governo si e’ offerto per vigilare sulla ristrutturazione della TEPCO, specie nell’ambito dei risarcimenti che dovranno essere pagati. Staremo a vedere.

Alla centrale di Fukushima hanno il problema di dove mettere l’acqua, diventata radioattiva, usata per raffreddare l’impianto, visto che la cisterne di raccolta iniziano ad essere piene.

La tv di stato, NHK, ha annunciato che nel mese di aprile, il turismo straniero in Giappone e’ crollato di oltre il 60%, a causa del terremoto, lo tsunami, la centrale nucleare etc. Senz’altro un duro colpo per un’indotto che negli ultimi anni ha avuto una crescita costante. Il Giappone infatti era, fino a un paio di mesi fa, una meta sempre piu’ in voga, ma adesso le cose sono ben diverse. Mi auguro che riusciranno a cambiare l’immagine non proprio positiva del momento, anche se sicuramente ci vorra’ del tempo e un grande sforzo. A proposito di comunicazione con i turisti: una delle cose che mi ha sempre divertito e’ il cartello “Benvenuti in Giappone!” scritto in caratteri giapponesi agli arrivi internazionali in aeroporto…

E comunque questa mattina un uomo ha cercato di rapinare un mini market nella zona di Aichi: il proprietario del negozio, prima lo ha calmato, dopodiche’ gli ha consigliato di andarsi a cercare un lavoro. A questo punto il (presunto) ladro e’ uscito a testa bassa, senza rubare niente. Che stile. Chissa’ cosa gli ha detto, perche’ questo batte anche Benitez e il suo discorso fatto nell’intervallo della finale di Champion’s League di Istanbul, in termini di persuasione e motivazione.

Allora chiudo il gas e vado.


Aggiornamenti sparsi

Un po’ di aggiornamenti a poco piu’ di due mesi dal terremoto dell’undici marzo.

Il governo ha ammesso che c’e’ stata fusione presso la centrale di Fukushima, circa 16 ore dopo il sisma. Alleluia.

Tra oggi e domani TEPCO annuncerà il calendario dei lavori per mettere definitivamente in sicurezza l’impianto (previsti sei mesi), nel frattempo continua a pompare acqua per raffreddare i reattori. Acqua (radioattiva) che pero’ dovra’ essere rimossa, visto che solo con il ricambio la temperatura può effettivamente scendere.

Sono entrati diversi robottini nella centrale a fare delle riprese video, cosa che ha facilitato le operazioni. Vedendo le immagini sgranate provenienti dall’interno degli edifici, mi domando perché nel 2011 montano ancora delle telecamere con una risoluzione così bassa…

Qualche giorno fa il Naoto Kan, il primo Ministro, ha ordinato lo stop dell’impianto nucleare di Hamaoka (a sud di Tokyo) per far eseguire dei lavori di messa in sicurezza della centrale. In quella zona infatti e’ previsto un forte sisma nei prossimi trent’anni. L’azienda proprietaria dell’impianto ha già detto che riattiverà una serie di vecchie centrali a carbone per riempire il vuoto di corrente.

Un sacco di gente e’ andata volontaria nelle zone colpite, tra cui anche molti italiani. Mi piace molto il fatto  che ognuno interpreta il concetto di aiuto a modo suo: ci sono quelli che portano vestiti, cibi a lunga conservazione, biciclette etc. e ogni settimana percorrono 1200 km in un giorno solo per consegnare tutto.

Poi ci sono quelli che fanno quello che sanno fare, ad esempio cucinare: tanti allestiscono cucine mobili e sfornano pasta e pizze per tutti, con grande gioia delle persone. Un conoscente mi ha detto: “Ho sentito un mio famigliare che abita in una zona devastata: non ha più la casa ma in compenso mangia da dio ed ingrassato…non si lamenta mica”. Poi c’e’ Fabio, un amico parrucchiere che ogni tanto sale a tagliare i capelli nei centri di raccolta: ovviamente, e’ amatissimo dalle donne, alle quali non sembra vero di poter sistemare la testolina.

Qui a Tokyo e dintorni le cose sono ormai tornate alla normalità: scosse sempre meno frequenti e intense, i cibi si trovano tranquillamente e la vita ha ripreso il suo ritmo di sempre. Rimangono come segni tangibili le tante luci spente, le scale mobili che funzionano a singhiozzo e la mancanza di alcune merci, ad esempio i condizionatori, a causa delle fabbriche che producono alcuni componenti, danneggiate o distrutte dal terremoto/tsunami.

Intanto l’estate e il caldo umido si avvicinano e sarà un duro banco di prova per la rete elettrica, quando la richiesta di energia aumenterà. Sono già stati annunciati dei black out a rotazione che pero’ non dovrebbero interessare i 23 municipi di Tokyo, specialmente quelli centrali dove ci sono gli uffici, le istituzioni etc. Questa volta pero’ qualche mugugno dalle prefetture intorno, si alza. Staremo a vedere.


Il Venerdi’ di Repubblica

Un grazie a Paolo Marasca e Danilo Sama’ per la segnalazione e il ritaglio, e  ovviamente, anche a Marco Filoni.


Patente giapponese

Ebbene si, alla fine ho fatto la conversione della patente di guida italiana a quella giapponese.

Ecco la mia esperienza.

Per prima cosa ho dovuto fare la traduzione da italiano a giapponese. Si va alla JAF, il corrispondente dell’ACI in Italia, con la patente originale, si compila un modulo (c’e’ anche in italiano!), si pagano 3000 yen e si aspetta un’ora circa. Alla fine ti consegnano un foglio con la traduzione e ti dicono: “con la patente italiana, il passaporto italiano e questa traduzione lei puo’ gia’ guidare per un’anno, a partire da oggi.” Per la cronaca, sono stato all’ufficio di Tokyo (2-2-17 Shiba Minato-ku Tokyo), verso le 11.00 di mattina, ed ero solo. Fino a qui una passeggiata.

A questo punto la faccenda diventa piu’ seria e quindi vado all’ufficio della motorizzazione, che in Giappone e’ della polizia, per fare il cambio vero e proprio. E qui il posto non si puo’ scegliere: si deve andare nell’ufficio della Prefettura di residenza, quindi nel mio caso Kanagawa. E, come in Italia, e’ un luogo abbastanza sperduto e triste. Neon in quantita’, mura bianco sporco/giallo/beige/grigio a seconda dell’orario, linoleum, cartelli scritti a mano, sale enormi, sedie in plastica etc.

Arrivo alle 8.10 del mattino con Roberto, anche lui sulla via della conversione e i documenti necessari. Per prima cosa ci si deve registrare su una lista e bisogna farlo tra le 8.30 e le 9.00, altrimenti si perde il giro e si passa al pomeriggio. Sono il primo, yeah. Roberto ha anche un’altro compito: mi aiuta nella traduzione, visto che non parlano inglese. In realta’ mi rendo conto che capisco tutte le domande che mi fanno e quello che mi dicono, ma avere al fianco una persona che puo’ comunque darti una mano, rende il processo piu’ facile e veloce. Il poliziotto e’ gia’ il nostro idolo: cinquantenne, gentile, con capelli brizzolati ma imponente ciuffo bianco sopra la fronte. Una specie di Mirko dei Beehive in versione bianco e nero. Inaspettatamente, le sue domande riguardano principalmente il mio passaporto (quanti ne hai avuti?), dove ho viaggiato in passato e per quanto tempo (Europa? America?). E’ un po’ sorpreso che ho solo la patente A, quella per la moto, mi consegna un paio di moduli da compilare (indirizzo, numero di telefono etc.) e mi manda a pagare i bolli. Riconsegno i documenti compilati e bollati e, dopo una ventina di minuti, mi chiama nel suo ufficio dove prima fa’ un test della vista di un paio di minuti, e poi mi restituisce il passaporto e la patente italiana. Una volta finito, mi accompagna al piano superiore, dove mi scattano le foto. Scendo e dopo circa trenta minuti, mi consegnano la patente giapponese. Guardo l’orologio e sono le 11.00.

Tutto qui? Beh si. Nessun test e tanto meno, nessuna prova pratica per chi ha la patente fatta nella Comunita’ Europea, ma anche Nuova Zelanda, Canada, Taiwan e Corea del Sud. Cinesi e Americani, ad esempio, devono fare entrambi e sinceramente ne faccio volentieri a meno, vista la facilita’ con cui bocciano (“ha messo la freccia troppo presto, mi dispiace”).

Di contro, sono considerato un principiante con tutto cio’ che ne consegue: niente passeggero per un anno e, presumo, assicurazione stellare.

Bene adesso devo solo guadagnare abbastanza da poter permettermi un mezzo degno.


Stand by

Settimana tranquilla: qui si festeggia il golden week, un’infilata di giorni festivi durante i quali molti ne approfittano per viaggiare. Io nel frattempo mi rilasso e incrocio le dita.


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