Dark side

Questa storia che riguarda Minami Mineghishi, un membro delle AKB48 gruppo jpop (qui il video), insieme a questa che riguarda l’allenatore della nazionale femminile di Judo, sono una foto niente male di quello che puo’ essere il Giappone dietro le quinte, mentre ci godiamo i cartoni animati, mangiamo il sushi e ci meravigliamo della loro gentilezza.

Dunque una ragazzina infrange una delle clausole che regola la sua vita, dettata dal management del gruppo di cui fa parte, e si ritrova a chiedere scusa davanti a una telecamera, con i capelli rasati. Nel 2013.

Ora chi sbaglia paga, e’ giusto. Magari pero’ bastava cacciarla dal gruppo, senza mettere in piedi una scena che mi ricorda quello che succedeva durante la guerra alle donne che venivano accusate di essere contro il regime in carica/spie/collaborazioniste/partigiane etc.

Un’allenatore massacra le atlete della squadra olimpica di Judo, in maniere sistematica, fino a quando le ragazze (a Olimpiadi ben concluse…), non lo denunciano in gruppo. A questo punto il Comitato Olimpico commenta: “In effetti ha sbagliato, ci auguriamo che non ripeta piu’ l’errore”. Qualcuno con un po’ di sale in zucca deve avergli fatto notare che non fanno una bella figura, specie in vista dell’assegnazione delle Olimpiadi del 2020 (a settembre di quest’anno), per la quale Tokyo concorre in maniera molto decisa. E infatti meno di 24 ore dopo arrivano le dimissioni del coach.

Due rapide considerazioni: la prima e’ che forse sarebbe il caso di essere un po’ piu’ equilibrati, visto si passa dalla gogna al “cattivone, non farlo piu’ “, con una facilita’ disarmante, in due business molto popolari, musica pop e sport.

La seconda e’ che ormai non mi sorprendo piu’ quando leggo di ragazzini che si ammazzano a causa del bullismo, o di impiegati che si suicidano travolti da sensi di colpa (magari inesistenti).

La regola del Senpai (lo studente della classe superiore a te, il fratello maggiore, il collega piu’ anziano etc.) come guida quasi infallibile, che si prende la responsabilita’ di formarti e di crescerti ma che, allo stesso tempo, decide per te e non accetta che la sua parola (leggi ordine), venga messo in discussione, ha anche questi effetti collaterali.

Un prezzo che questo paese non sembra considerare eccessivamente alto.


Il periodo migliore per andare a Tokyo

Visto che molte persone me lo chiedono, proverò a rispondere (ovviamente a modo mio) a un po’ di domande, aggiungendo una nuova categoria “FAQ sul Giappone”.

Inizio la piu’ classica delle domande e taglio subito la testa al toro: dal due al sei maggio. E’ il “golden week” (periodo di vacanza), la città si alleggerisce di qualche milione di abitanti (ma non chiude quasi niente) e il tempo e’ clemente.

Giugno, Luglio, Agosto caldo mortale, umidità oscena, aria condizionata come se non ci fosse un domani, Settembre ancora caldo ma con il bonus dei tifoni.

Ottobre e Novembre non male in effetti ma scordarsi di andare a vedere i fogliami che cambiano colore: gli anziani del posto (pieni di soldi e tempo), hanno già prenotato tutto il possibile da almeno sei mesi (quelli un pochino distratti e male organizzati, i veri fanatici hanno l’abbonamento decennale), pronti a scattare tutti la stessa foto con la nuova macchina digitale appena uscita.

Dicembre, Gennaio e Febbraio: un freddo talmente secco che se si indossa anche un centimetro quadrato di pile, si rischia di dare fuoco a causa delle scintille.

Anche Marzo e’ ok ed il mese in cui iniziano le scuole e partono le assunzioni: un sacco di giovani con la faccia smarrita si aggirano per Tokyo. Pero’ sono carini.

Aprile e’ il mese dei maledetti ciliegi in fiore e degli hanami, l’usanza di incontrarsi e socializzare mentre si contemplano gli alberi imbiancati dai petali. Bello no? In verità si tratta di orde di giapponesi che assaltano tutti gli stessi parchi, si svaccano su teli di plastica, si ubriacano, mangiano e alla fine ovviamente si addormentano. I posti migliori ovviamente sono degli anziani (sempre gli stessi di sopra) che dettano legge. Sogno di piccole scosse di terremoto selettive che, scuotendo gli alberi fanno cadere tutti i petali un colpo solo, vanificando ogni piano di hanami. Mi immagino gli addetti che dirigono il traffico umano, con la divisa e il piccolo megafono (si ci sono anche queste figure, ovviamente anziani) blaterare: “Scusate, a causa del terremoto, non ci sono più fiori. Siamo molto spiacenti. Prego seguite il percorso verso l’uscita del parco. Andate a casa, non c’e’ un cazzo da vedere (questo l’ho aggiunto io)”.

Rimane maggio, come dicevo.

Seriamente? A parte l’estate (davvero caldo umido, dopo 15 minuti a piedi serve una doccia), va bene sempre.


Exclusive for Japan

Poco meno di sette giorni fuori dal Giappone, e mi ritrovo ad aver imparato cose nuove su questo paese.
Questo posto si trova davvero all’interno di una bolla protettiva, fatta di comodita’, sicurezza, regole, cibi, abitudini etc. fatte su misura.
Ora, se penso all’Italia, ovviamente mi vengono in mente le centinaia di influenze che nei secoli hanno formato la sua cultura, la società bla bla…
Un destino condiviso, nel bene e nel male da una moltitudine di paesi.
Ecco il Giappone ovviamente fa eccezione: qui tutti i segnali dall’esterno, vengono filtrati, analizzati e adattati alla cultura del posto, in modo da renderli più digeribili.
Exclusive for Japan: dovrebbero mettere questa tag.
Sia chiaro: non ci trovo niente di male anzi, ha i suoi lati positivi, tipo le tracce extra nelle versioni giapponesi dei CD.
Certo ci sono delle piccole storture che avvengono durante la fase di importazione e compressione nel formato che piace ai giapponesi, come ad esempio il fatto che per loro, e’ assodato che la cucina di pulcinella debba essere piena di aglio. Maledetti.
Il punto e’ che si creano una serie di standard (anche molto elevati), assolutamente distanti da quello che e’ il resto del mondo. Tutto deve essere funzionale al sistema Japan e spinto ai massimi livelli.
Gli esempi sono classici e famigerati: cortesia, disponibilità, efficenza (tutte cose che hanno un prezzo, mai dimenticarlo) come nemmeno in un mobilificio di Biella ai tempi d’oro.
Un paese gentile, che evita il conflitto, levigato, aperto 24/24 hr, in orario. Un primo della classe insomma.
E’ chiaro quindi che per un giapponese, vivere fuori da questo sistema e’ molto difficile, ancor più (e ne sono convinto) che per un italiano vivere in Giappone: basta guardare le facce stravolte quando girano in gruppo per le citta’ del mondo, in un misto di stupore, divertimento e terrore.
Tutto questo, come dicevo, ha un prezzo e fra i costi c’e’ sicuramente la scarsa attitudine alla flessibilità, punto dolente quando ci si confronta con quello che gravita fuori dalla bolla.
Siccome mi piace fare il granello di sabbia nell’ingranaggio, ultimamente faccio un gioco, un po’ cattivo: al ristorante chiedo una birra “senza schiuma”, che e’ un po’ come se in Italia chiedessi un cappuccino senza schiuma (ah no ci sono persone che lo fanno davvero…beh ci siamo capiti).
La faccia del cameriere (niente divertimento questa volta, solo terrore) quando realizza che gli e’ stato chiesto qualcosa fuori dal protocollo, e’ senza prezzo.

Provare per credere (cit.)


Magnitudo 7.3

Giusto il tempo di rientrare in Giappone (questa mattina)…
Grosso modo nella stessa zona del marzo 2011 e anche questa volta, allarme tsunami lanciato.
Qui a Tokyo tutto ok, a parte le linee dei cellulari che funzionano a singhiozzo.
Aggiorno via twitter.


Fuori dalla bolla

In questo momento sono sopra la Russia, diretto in Europa.

Una settimana fuori dal Giappone mi fara’ bene, dopo tutto questo tempo. Sono curioso di sapere come reagiro’, perche’ questo paese e’ come una bolla e ogni volta che si esce, e’ un piccolo trauma. Il motivo per cui i giapponesi faticano a vivere altrove, abituati a un paese tagliato su misura, aperto ventiquattro ore su ventiquattro e sempre pronto a darti il servizio migliore (insomma…).

Direzione Londra, la prima volta da quando vivo a Tokyo, con un buon carico di aspettative e la voglia di ritrovare un po’ della old school, che tanto mi ha influenzato: keep the faith.


Odore di chiuso

E’ passato molto tempo dall’ultima volta che ho scritto.
Non c’e’ un vero motivo, a parte la pigrizia.
Probabilmente mi sono abituato a vivere qui e guardo con meno stupore quello che mi circonda, assuefatto.
E anche il lavoro ripetitivo e che assorbe molto tempo, non aiuta.
Infine, dopo un senso di fatica nei confronti di questa città, ho ritrovato un po’ di equilibrio nel mio rapporto con il Giappone.

Una delle cose positive e’ che ho ripreso a scattare in giro, con piacere.
E’ circa due anni che fotografo la città, in particolare architettura, utilizzando sempre lo stesso obiettivo.
Una piccola sfida, visto che ho scelto di montare una lente che questo con genere di fotografia c’entra molto poco.
Ultimamente sto’ riguardando quello che ho fatto e, forse, tutta questa marea di foto inizia ad avere un senso. Forse.

Nel frattempo inizio a togliere le ragnatele da questo posto, apro le finestre e cambio l’aria.


Buon anno alla polizia

Il 31 dicembre 2011 verso le 11.30 di sera, Makoto Hirata, uno dei ricercati per l’attentato alla metropolitana di Tokyo con il gas sarin del 1995, si e’ presentato in un ufficio di polizia per costituirsi. Nonostante la sua faccia sia su tutti i manifesti dei principali criminali appesi in ogni stazione, i poliziotti non gli hanno creduto e, pensando a uno scherzo, come risposta gli e’ stato detto di rivolgersi ad un altro posto di pubblica sicurezza. Hirata non si e’ perso d’animo e dopo aver camminato per circa un chilometro, e’ entrato in un secondo ufficio, dove si e’ ripetuta la stessa scena. A questo punto e’ andato in una terza caserma dove finalmente e’ stato arrestato. Ha detto di essere arrivato da Osaki, passando per Shinagawa (una delle stazioni piu’ grandi e trafficate) e che nei giorni scorsi aveva anche chiamato il numero di telefono che la polizia ha dedicato appositamente per raccogliere le segnalazioni sul caso, senza pero’ sortire alcun effetto.

Pare che abbia preso la decisione di costituirsi dopo aver visto le immagini della devastazione dello scorso marzo.

Che dire, un brindisi di incoraggiamento alla polizia giapponese, non particolarmente brillante negli ultimi anni.

 

Nella foto, Pipo-kun, la mascotte della polizia. Daje Pipo.


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