Terremotini

18 Dicembre 2009

Dunque: circa quaranta scosse di terremoto in meno di 36 ore, delle quali due di magnitudo 5.
Nient’altro?


Tomoko

9 Dicembre 2009

Ritrovato nell’archivio di Casino Royale.

Protect Me from what I want.


Work in progress

4 Dicembre 2009

Sto’ diventando un fanatico delle stampanti.


Parole

3 Dicembre 2009

Prendo spunto da un post di Disma per avanzare una richiesta ai giornalisti: quando scrivete di Giappone, riuscite a non usare in maniera spropositata parole tipo samurai, geisha, sol levante, sushi, kamikaze ? Sarebbe un bel passo avanti.


Nuovo reportage

25 Novembre 2009

L’inizio e’ promettente visto che sono soddisfatto del lavoro fatto: e non mi capita spesso, specie quando scatto da solo. Non ne parlo ancora perche’ ho appena finito, Stefania deve scrivere l’articolo e tra poco lo proporremo alle redazioni ma l’umore e le sensazioni sono buone.

Evviva.


Massimiliano, ricercatore

18 Novembre 2009

Un paio di settimane fa sono riuscito finalmente ad andare a trovare Max nel laboratorio dove lavora. E’ un centro nuovissimo, frutto della collaborazione tra l’Universita’ Waseda e un ospedale che si trova li vicino.

Per semplificare, lui si occupa di ingegneria robotica applicata alla medicina a livelli davvero alti: simulatori di operazioni, suture e intubazioni, pompe cardiache, sensori microscopici che rilevano e registrano i movimenti del chirurgo etc. Mi si e’ aperto un mondo sconosciuto, davvero incredibile.

Ci siamo conosciuti quasi per caso a un pic nic la scorsa primavera e questa estate l’ho ritratto per il lavoro “Venti Italiani”. In quell’occasione, finita la sessione, ci siamo bevuti un caffe’, e nel mentre, ha cercato di spiegarmi un progetto al quale sta lavorando. Il tutto e’ partito da una mia constatazione alquanto goffa del tipo “beh ma per rendere i robot abili, non basta semplicemente inserire una quantita’ sterminata di nozioni collegate fra loro?”. Impietosito, mi ha risposto: “Mettiamola cosi’: il punto non e’ la quantita’ di nozioni che si danno, bensi’ la capacita’ in un robot di capire chi ha davanti. Per esempio: quando ci siamo conosciuti, ho capito che eri del nord Italia dal tuo accento. Parlando poi scopro che siamo nati piu’ o meno nello stesso periodo e quindi ne deduco che, molto probabilmente, abbiamo visto gli stessi cartoni animati e i programmi televisivi, letto gli stessi libri e giornali, ascoltato la stessa musica e cosi’ via. Tutto questo grazie a un paio di informazioni giuste. Ora i mio lavoro e’ quello di trasformare questa esperienza in una equazione valida per un robot, in modo che la macchina possa compiere lo stesso percorso.”

No dico, e io che me la meno se riesco a convertire bene un file RAW.

Comunque durante il giro e’ venuto fuori una cosa che mi ha colpito molto: in Giappone i trapianti di cuore non sono per niente diffusi, al punto che chi decide di farlo spesso va negli Stati Uniti, mentre molti preferiscono farsi inserire una pompa cardiaca alimentata esternamente. Questa cosa mi incuriosisce non poco, devo indagare.

Insomma alla fine questo e’ lo scatto di Massimiliano che ho scelto, fatto ad Odaiba davanti a un Gundam alto quasi quattro piani. E mi sembra che ne vada piuttosto orgoglioso…


Misteri della vita

17 Novembre 2009

Caro il mio redattore di rivista giapponese, se mi presento da te con un portfolio di trenta pagine di ritratti, perche’ poi mi chiedi di fare un lavoro in cui devo fotografare oggetti e palazzi? Non dire che non hai capito quello che dico a causa del mio giapponese pietoso: le foto le devi guardare, come le figure sui libri che leggevi da bambino.

Allora, fai una prova: vai in ristorante di ramen, e chiedi una pizza. Adesso osserva come ti guardano che magari ti si accende una lampadina, dopo che ti hanno riso in faccia.


Punti di vista

12 Novembre 2009

Oggi vado un pochino fuori tema: questo e’ quello che trovato stamattina sulla pagina di Facebook.

Spaccato Italia 2009-2010

fb


Limite di velocita’

7 Novembre 2009

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Servi della gleba live in Japan

5 Novembre 2009

Ieri sera ero in un bar di Ebisu, allegro quartiere di Tokyo, quando dai diffusori del locale parte prepotente quel inconfondibile riff di chitarra e synth che caratterizza l’intro di “Servi della gleba” di Elio: in pochi secondi mi trovo catapultato in una scena davvero surreale dove il brano in questione fa da colonna sonora a coppie di giovani giapponesi sparpagliate tra i vari tavolini. Ovviamente, mentre il brano si spandeva nel locale, non ho potuto fare a meno di ricordare il videoclip con Elio faccia di legno, cosa che mi procurato una paresi con ghigno ebete per diversi minuti. E oggi, mentre mi accingo ad andare alle prove del gruppo, mi chiedo se alla fine la canzone in questione si e’ abbattuta come una funesta previsione sulle coppie presenti.